Riepilogo delle nostre iniziative contro l'esenzione ICI a favore della Curia

Che cosa è l’ ICI ?

L’ ICI è l’Imposta Comunale sugli Immobili ed è calcolata in base al valore catastale dell’immobile stesso.
La legge istitutiva dell'ICI aveva previsto precise esenzioni per gli immobili destinati ad usi "meritevoli" (come attività assistenziali, didattiche, ricreative). Nel 2004, la Cassazione aveva però chiarito che tale esenzione poteva essere applicata solo fino a quando nell'immobile fosse esercitata in via esclusiva una delle attività "meritevoli".
Con la finanziaria del 2005, tuttavia, il governo Berlusconi estese tale beneficio anche agli immobili di qualsiasi ente religioso ( nonché delle ONLUS ) in cui venissero esercitate attività commerciali.
Per maggiori informazioni sull'ICI, puoi consultare l'apposita pagina di Wikipedia.

La questione ICI

Riportiamo qua di seguito uno stralcio dell'articolo scritto da Curzio Maltese su Repubblica (25 Giugno 2007) che descrive la situazione.

Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso. Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali guidati dall'onorevole Maurizio Turco. I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'Ici ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali". Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.

LiberaPisa e l’esenzione ICI

Dicembre 2005 - LiberaPisa presenta un interpellanza al Sindaco di Pisa ( Paolo Fontanelli ) e all’Assessore al Bilancio ( Sergio Cortopassi ) attraverso i consiglieri comunali Bani (SDI ) e Granchi ( Nuovo PSI ). La richiesta è semplice: conoscere i dati esatti a disposizione del Comune sui mancati introiti di ICI (stimati da alcuni in centomila euro) dovuti ad un emendamento della finanziaria che inseriva anche gli immobili di natura commerciale posseduti dalla Chiesa (hotel, collegi, bed&breakfast, negozi ecc..) tra gli aventi diritto all'esenzione totale.

Primavera 2006 - Giunge una prima non-risposta all’interrogazione presentata da LiberaPisa. L’Assessore al Bilancio Cortopassi sostiene che solo a fine anno, quando saranno incassati tutti i soldi dell’ICI, sarà possibile conoscere i dati certi del mancato introito.

Maggio 2007 - Dopo 17 mesi l’interrogazione rimane ancora senza risposta.
In un comunicato stampa Marco Cecchi dichiara:
“[…]Come poi non affrontare la questione del denaro che affluisce dalle casse dei nostri enti pubblici verso quelle degli istituti cattolici? E’ di questi giorni la notizia del restauro dell’istituto paritario vescovile Santa Caterina, effettuato, si dice, con risorse proprie. A questo proposito dispiace constatare come sia rimasta senza risposta una interrogazione del dicembre 2005 presentata al Comune di Pisa da Giacomino Granchi e Giuliano Bani nella quale si chiedeva l’ammontare dei mancati introiti di ICI per gli immobili di uso commerciale in possesso della Curia (il Santa Caterina è tra questi). E giova forse ricordare che la legge regionale 1 del 2005 riserva il 9% degli oneri di urbanizzazione secondaria alla realizzazione di “chiese ed altri edifici religiosi”. Possibile che su tutto questo denaro pubblico non si riesca a fare un po’ di chiarezza?

20 Settembre 2007 - Dopo 32 mesi passati senza alcuna risposta da parte del Comune, LiberaPisa indice un sit-in in piazza XX Settembre ( proprio davanti a Palazzo Gambacorti) in occasione del 137° anniversario della breccia di Porta Pia. Grazie ad un blitz dei manifestanti ( travestiti, per l’occasione, da preti ) viene consegnata nelle mani del Sindaco Paolo Fontanelli, una "bolla pontificia" con un particolare "riconoscimento" a lui stesso e all'assessore al Bilancio, Sergio Cortopassi, "per la loro Fedele Condotta nel lasciare il Popolo pisano nella sua Beata Ignoranza circa le vilissime questioni delle esenzioni dalla Imposta Comunale sugli Immobili".
In questa occasione, un colloquio informale avuto con l’assessore Cortopassi, conferma le indiscrezioni: i mancati introiti ammontano a circa 100Mila €.

Conclusioni

A detta dei più strenui difensori dei privilegi dello Stato Vaticano noi vorremmo mettere in ginocchio gli oratorii, le parrocchie e le attività assistenziali.
La realtà è, però, ben diversa. Noi vogliamo semplicemente ripristinare le condizioni per un libero mercato che si basi su una concorrenza leale ( come, fra l’altro, ci ha richiamato più volte a fare l’Unione Europea ).
Perché mai un’attività commerciale di proprietà della curia deve essere esentata dall’ICI ? E gli altri commercianti che si ritrovano a dover subire una concorrenza sleale ? Chi pensa a loro?.
Qui non si tratta di far pagare l'ICI sui luoghi di culto, sui luoghi di formazione del clero, sugli oratorii o sui centri di assistenza. Si tratta di far rientrare la Chiesa cattolica nell'alveo del diritto della concorrenza quando, e nella misura in cui, questa eserciti attività commerciali. E’ chiedere tanto?

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